mercoledì 29 gennaio 2014

Poco pane e niente rose

Il lusso di scegliere e comprare il libro sbagliato. Sbagliato mo', forse  è parola  grossa per chi ama leggere, il cinema, il teatro, la musica i viaggi. Mi incuriosisce, lo compro e poi, letto, visto, ascoltato, andata e ritorno. Non mi è piaciuto. 

Non si può fare. Tempi di precarietà, pochi, pochissimi soldi a disposizione e allora tocca affinare il senso per la scelta giusta. Quando si può, se si può.

Che anche in questo paradosso è costretta a vivere e a sopportare la precarietà della generazione di mezzo. 
La prima generazione che nonostante ne sappia di più della generazione precedente, iperformata grazie a lauree, master, erasmus e famiglie a che finché hanno potuto hanno investito in formazione, sapere, cultura, considerandole cassaforte per il futuro.

Non è andata così, non sta andando così, se si sta più di tre minuti davanti allo scaffale di una libreria rigirando un volume fra le mani e poi si decide di passare per il supermercato che è più urgente fare la spesa per la cena; dicendosi "ho tanti classici a casa che potrei rileggere e magari di questo posso aspettare l'edizione economica":

Davvero non doveva andare così.



martedì 31 dicembre 2013

Capo-d'anno Capo-lavoro

Dai, che anche per questo giro è andata. Si sa per i precari non è mai festa piena. Piuttosto, le feste, come le domeniche e le vacanze s'annunciano sempre con quell'antipatica nervosa irritazione.
Poi, malgrado ogni cosa, le attraversi cercando di non urtare troppo. Mica ti puoi chiudere in una caverna sprangando l'uscita. Vivi pur sempre fra gli effetti degli affetti, siano genitori, compagni, fidanzati, amici, vicini di casa, mogli o mariti, figli soprattutto se piccoli.
Loro il Natale lo sognano e lo assaporano e allora che festa sia. E festa è con tutto quel che ci vuole: le luci a intermittenza sull'albero, e il ruscellare della cascata nel presepe. L'odore di pisto che avvolge la casa nel sentore tradizionale delle spezie che danno sapore di mediterraneo  ai mostaccioli e ai roccocò.




E allora buon Capodanno e che sia un anno in cui riprendano senso e significato le parole 
lavoro dignità, speranza, fiducia.
Se chi ha la responsabilità delle decisioni vorrà guardare la realtà che ci circonda, se chi ha la responsabilità di informare e raccontare la realtà che ci circonda non è allora difficile immaginare che per l'anno che arriva, la precarietà sarà questione centrale da raccontare, discutere, combattere e vincere.
Buon Capodanno.
E che sia un anno in cui che abbia in capo il lavoro.
Che diano lavoro per andare a capo.
E per venirne a capo

giovedì 14 novembre 2013

Guerra contemporanea

Un giorno diremo che abbiamo combattuto la nostra personale e solitaria guerra. Lo diremo a chi è venuto o verrà dopo di noi. Figli e nipoti, ragazzi spensierati.
Gli diremo che nel secondo decennio del secondo millennio ci siamo adattati in una guerra a bassa intensità senza un nemico visibile da colpire. Lavori a singhiozzo con contratti pieni di obblighi e vuoti di diritti.

Verrà il dopoguerra e noi diremo di questo tempo fatto di un continuo uniformasi  ad un eterno presente cui non segue un futuro.

Racconteremo della rabbia dell'incertezza e delle dignità calpestate da nemici che cambiano come bersagli mobili.
I garantiti dentro il cerchio dei contratti di una volta quelli che un lavoro dura una vita; i figli di chi  tanto una soluzione fra le reti familiari o amicali la trovano comunque, una classe dirigente che calpesta la dignità di chi è rimasto fuori dal cerchio.
Malgrado l'impegno che ci abbiamo messo e ci mettiamo siamo in guerra disarmati.

Un giorno lo racconteremo come hanno fatto i miei nonni con me quando mi ripetevano della povertà dei tempi di guerra, della miseria del dopoguerra, del credere negli anni '50 e negli anni '60 che il futuro sarebbe stato migliore. E migliore fu. Sacrifici per comprare casa, il televisore, l'automobile; sacrifici per la settimana al mare, la scuola per i figli....

Negli anni del boom economico siamo nati noi, la prima generazione che non potrà donare ai figli tutto quel che i nostri genitori hanno donato a noi: la spensieratezza delle vacanze e il valore dell'istruzione; l'investimento in un tetto e un po' di sudato risparmio per il futuro.

Quel futuro è questo nostro presente precario; questa nostra guerra a bassa intensità che non vuol saperne di passare.
E quando passerà ci avrà talmente segnato l'anima e la memoria che avremo tutte le parole per trasformarlo in un racconto di dopoguerra.



lunedì 11 novembre 2013

Da chi meno te l'aspetti

C'è qualcosa di ingenuo nell'aspettarsi la pratica della solidarietà fra colleghe da  chi, a colpi convinti di tastiera  teorizza e  brandisce l'opportunità, la convenienza, la bellezza delle relazioni fra le donne. Non sempre va così. 

La giornalista precaria  Laura Eduati, collaboratrice dell'Huffinghton Post Italia intervista la ginecologa Alessandra Kustermann su questioni delicate ed intime che intrecciano fortemente la libertà delle donne  nei momenti di sofferenza privata.
L'articolo va on line, è un'intervista lunga, dettagliata, profonda e il titolo non rende giustizia delle complessità che affronta.

Marina Terragni, firma del Corriere della Sera che conosce la dottoressa Kustermann, commenta  l'intervista su fb  attaccando  Laura Eduati: la accusa di essere disonesta, di voler far carriera, di non aver riportato fedelmente il pensiero della ginecologa artatamente per rendere un servigio a Renzi perchè ha un fidanzato renziano.

Con buona pace della solidarietà fra donne, fra colleghe, fra una professionista tutelata dal contratto e dalla testata e fra una professionista precaria che nonostante tutto, nella totale incertezza di diritti e futuro, come tante e tanti, continua a fare onestamente questo mestiere.

La dottoressa Kustermann entra nella discussione precisando che il suo pensiero è stato riportato correttamente e con onestà, il titolo magari non dà conto appieno dell'intera intervista. Ma i titoli non li fanno i giornalisti che scrivono gli articoli.


La Terragni allora, dice che la Eduati avrebbe dovuto vigilare sul titolo.

E lei sicuramente sa che se il titolo non è responsabilità della redattrice, sia essa opinionista d'esperienza o collaboratrice precaria.

Come sicuramente sa che ognuna si accompagna, si fidanza o si sposa con chi le pare. Vale per tutte: per me, per Laura Eduati e anche per Marina Terragni.

Nel nome delle buone pratiche e  delle relazioni positive fra donne, fra amiche, colleghe, sorelle, conoscenti, garantite, precarie, proletarie , borghesi. 



giovedì 31 ottobre 2013

La giostra dei colleghi

Capita ogni tanto di ritrovarsi. Incontri una fisionomia già vista e fai fatica a dargli i contorni giusti; poi, a mano a mano, ripescando fra i vari lavori del passato prossimo, ricomponi il puzzle. Si è lavorato insieme per un tempo limitato, poi raggiunto l'obiettivo, finito il contratto, ci si saluta. 
Mi è accaduto appena qualche giorno fa in due episodi speculari.

Ero di passaggio in una mensa aziendale, ad un tavolo per quattro pranzavano due colleghe: contratto a tempo indeterminato da vent'anni e per i lustri  a venire che mancano alla pensione.
Al netto delle ferie, dei sabati e delle domeniche fa una vita insieme: tutti i giorni. Con le procedure produttive che si inframmezzano alle storie d'amore, il matrimonio, la nascita dei figli, la cura dei genitori che si ammalano, la febbre dei bambini, i venti che agitano la coppia e la spesa ancora da fare. Si condivide il lavoro e tutto il resto e  fa una vita insieme.

Ero di passaggio a Dentro i Fatti  trasmissione televisiva di un amico di sempre, sempre pieno di idee, Samuele Ciambriello,  fra gli ospiti Massimiliano Amato collega dell'Unità, lo leggo sul giornale, il suo libro Democrat è interessante, ci seguiamo su fb, ma non ci vediamo da molto tempo. Ci eravamo incrociati, non mi ricordo più in che anno, per un progetto editoriale mai andato in porto. Il suo numero di telefono è ancora sull'agenda che usavo allora.
Anche quello di sua moglie Piera Carlomagno sta in una vecchia rubrica, lei come me fa un mestiere e mille lavori l'ho conosciuta durante un'edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. E anche in quell'occasione si condivide un po' di lavoro e qualche  frammento di vita.
Piccole note personali che si infilano nella filiera  frenetica degli uffici stampa, le conferenze, le telefonate che arrivano, le scadenze che incombono mentre il pensiero comprende anche la giornata dei figli che devono essere ripresi all'uscita di scuola, hanno lo sport o sono invitati ad una festa e culminano nel domandone di fine giornata: Che si mangia a cena?

E giorno dopo giorno, fino all'accumulo inconsapevole, degli anni che passano, anche quello del database dei colleghi per un giorno, una settimana, un mese, tre mesi, sei mesi cresce; ogni volta che finisce un contratto parte in automatico il reset: cancellare le mail che non servono più, archiviare file che non si sa mai possono tornare utili, concedersi la libertà di togliere l'amicizia su fb a quel tale che non sopportavi già il primo giorno.

Per essere pronti ad aprire una nuova lista di contatti: indirizzi elettronici, numeri telefonici, profili fb, account tw. 

E, su tutto, essere disposti a mettersi in relazione condividendo con curiosità, competenze ed emozioni con persone nuove, sempre più spesso più giovani di te. Può essere avvincente, a volte più, a volte meno. Di sicuro è faticoso.

domenica 20 ottobre 2013

Congresso PD; il #segretario che verrà e la #precarietà

Una testa un voto. Un voto di testa mia 

Dice che Matteo Renzi è in testa, lo dicono  i sondaggi misurando le intenzioni di voto per le primarie del Partito Democratico. Dunque sembrerebbe che i giochi siano fatti. Il popolo delle primarie, organizzato in correnti, componenti, sensibilità, gruppi e sottogruppi,  ha già deciso e lo sta dicendo ai sondaggisti con un certo anticipo.

Ci credo con riserva. Per molte ragioni, che non sono solo le mie ragioni.  Secondo me sta cambiando e di molto il sentire e il decidere del cosiddetto "popolo delle primarie" che potrebbe riservare delle sorprese.

In quanto a me, mi riservo di decidere e fra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati, Gianni Pittella, sceglierò chi deciderà di illuminare il cono d'ombra in cui sono relegati i precari della generazione di mezzo vittime di una condizione che non hanno scelto, determinata anche dalle scelte collusive lunghe tanti anni del Pci, Pds, Ds, Pd che non hanno sufficientemente contrastato il cambiamento del mercato del lavoro nel delicato passaggio da posto fisso a flessibile che è diventato precarizzazione continua di vita senza tutele né diritti.

Questo Congresso per il Pd sarà un momento di svolta in cui o si rischia per il cambiamento o si rischia la frantumazione.

Il recupero della sua identità dovrebbe passare anche da qui: un'analisi seria del fenomeno sottotraccia dei precari della generazione di mezzo, una proposta politica credibile e convincente e poi una comunicazione efficace.

Intanto lo dico qui a tutti i candidati,  tra qualche ora, molto volentieri, lo dirò a Gianni Cuperlo, durante un incontro pubblico a Napoli dove sono stata invitata. Poi vi dirò.




domenica 6 ottobre 2013

Precarietà della #Generazionedimezzo in pagina su Repubblica. Finalmente.

"Accanto alle difficoltà materiali, i nè giovani nè vecchi in cerca di lavoro sono condannati ad una sorta d'inesistenza. E il disconoscimento è sempre una delle forme di violenza più subdole e assieme logoranti che si possa infliggere agli esseri umani". 

 Come in uno specchio. Fin dalle prime righe il commento firmato da Benedetta Tobagi http://interestingpress.blogspot.it/2013/10/frustrati-e-senza-lavoro-cosi-la-vita.html e uscito su Repubblica qualche giorno fa, rimanda la sensazione di uno specchio. 

Il taglio scelto è simile a quello del Sillabario, ma non è la primogenitura a dare forza alla questione. 
La forza dell'esistenza e delle ragioni dei precari si irrobustisce  in ragione della diffusione e della moltiplicazione dei luoghi in cui se ne parla e delle voci che le raccontano.

Le storie delle vite precarie della #generazionedimezzo diventano notizia e animano l'inchiesta, aperta dal racconto di Roberto Mania  "La generazione sprecata" http://interestingpress.blogspot.it/2013/10/la-generazione-sprecata.html.

Finalmente! Ho pensato  e sono sicura che lo hanno pensato o lo penseranno anche i lettori del Sillabario che da tempo, fedelmente seguono questo tema. Che è questione nascosta, da poco percepita non solo da chi dovrebbe osservarla e studiarla; da quanti dovrebbero affrontarla e governarla ma anche da quanti la vivono.

Esserne consapevoli per chi la attraversa richiede la fatica più dura, un cambio di pensiero: non c'è più, forse non c'è mai stato e comunque non ci sarà mai il posto fisso. Uno per la vita. Con gli stessi orari, gli stessi colleghi per qualche decennio, la scrivania con le foto dei figli... E' una generazione che non merita le consuetudini quotidiane del lavoro stabile.

Finalmente se ne parla entrando nel chi sono i precari, quanti sono, dove sono. Storie e dati emergono, come da una pentola a pressione scoperchiata di getto, nell'inchiesta a più firme http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/10/01/news/stato_precario-67649460/ di Vittoria Iacovella, Salvo Intravaia, Maria Elena Scandaliato, Valerio Mammone ed un commento di Federico Fubini.

Se ne parla finalmente e se ne parlerà sempre di più. E che chi è chiamato a farlo governi, ridandogli speranza, le vite dei precari della #generazionedimezzo la cui unica colpa è quella esserci capitati senza potersi sottrarre.