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domenica 23 febbraio 2014

Colleghi s-collegati

A ciascuno il suo contratto e quindi a ciascuno la sua trattativa personale e riservata. Con buona pace di parole conquistate nel Novecento: diritti e dignità del lavoro, contrattazione collettiva, sciopero, compenso minimo sindacale. Parole svuotate ed archiviate nel caos conveniente di 36 o forse addirittura 42 forme di contratto che regolano i rapporti di lavoro fra datori di lavoro e lavoratori.

Una giungla che genera colleghi scollegati: ci si incontra per un tempo limitato, si fa grossomodo lo stesso lavoro, nella stesso posto ma chiusi ciascuno nelle sua traiettoria personale ci si guarda bene dal condividere le informazioni su modalità e tempi d'assunzione, compiti, orari, impegno in ufficio o da remoto, compenso, in bianco, a nero.E poi non sempre c'è la corrispondenza fra quel che si fa e quel che è scritto sul contratto.

Accade dappertutto, se ne avvalgono anche nell'Amministrazione pubblica, quella che una volta era il posto fisso, uno e per sempre. Lo fanno tutti anche imprenditori che votano a sinistra. Non è fuorilegge, ma questo non toglie niente all'immoralità.

E tutto diventa ripiego, ripiegati su se stessi, ciascuno sulla sue urgenze piene di bollette da pagare, la famiglia da mantenere, e, quand'anche non ci fosse niente di tutto ciò chi può dire che il lavoro non debba vedersi riconosciuto in dignità che non deve per forza avere lo stigma compassionevole del bisogno.E' un ripiego lo stesso e piega con la stessa forza d'urto.

Lavoro che piega è un ripiego  e non ripaga perchè leggi bastarde lo consentono.

sabato 8 giugno 2013

Abito precario

Vestiti fuori moda, fuori moda non vintage che fa tanto glam. C'è poco da fare, si riconoscono subito: i precari indossano abiti di almeno due stagioni fa. Quelli che lavorano a casa, da casa; quelli che non sia mai gli venisse messo a disposizione un ufficio; non sia mai. Perchè un luogo di lavoro, con giorni e orari stabiliti potrebbero un giorno far chiedere, rivendicare e (ottenere?) una stabilizzazione. Un contratto diverso. Evitiamo questo pericolo; meglio che lavori a casa tua che consegni il lavoro quando ti dico io e per il pagamento poi si vede. C'è sempre qualcun'altro che deve pagare chi commissiona il lavoro. Passano mesi, semestri, anni. E c'è tutto il tempo per disabituarti allo shopping.

Gradualmente, mica te ne accorgi subito e ad un certo momento realizzi  che se ti serve un maglietta devi fare mente locale per un po' prima di ritrovare nella tua mappa mentale il negozio dove andare, trovare quello che ti occorre senza spendere molto,  basic abbinabile con quel che hai già e che ti piaccia per un bel po',

Perchè non è che se ti compri un capo, puoi dire dopo una settimana "non mi piace più come mi torna". La vanità è un lusso. Stando molto a casa poi, anche perchè riduci per autodifesa le occasioni di socialità, non ti serve granchè.

Nell'armadio aumentano le "cose per la casa": maglie e pantaloni vecchi; tute, felpe, t-shirts dimenticate e  recuperate dagli anni universitari. E calzini spaiati che compaiono a frotte, non ancora arresi al destino senza ritorno della vestaglia da camera.